Rassegna stampa e scambio di idee

Incontri

PAROLE NON DETTE

(di Sergio 08.02.2026)

Quando dissi a mia mamma che ero gay e avevo un compagno, mi disse, in dialetto cremonese: “a me basta che sei felice e fai il bravo”…Ora queste sono le parole, semplici e concise che, penso, ogni persona LGBT+ vorrebbe sentirsi dire dai propri genitori quando comunica il proprio orientamento. Io come cristiano cattolico, credo fermamente che la Chiesa mi sia “Madre” oltre che “Maestra” ma sino ad ora, nella stragrande maggioranza dei casi, la Chiesa ha preferito parlare “degli” omosessuali piuttosto che “agli” omosessuali. Quanto sarebbe più utile se la Chiesa nei suoi rappresentanti e pastori, mi dicesse (a me e a tutte le persone LGBT+ cattoliche) pressappoco questo:

Figli e figlie miei, vi parlo come una Madre, è inutile che continuiamo a dirvi quanto siete “disordinati” nei vostri rapporti e quanto è difficile trovare le parole giuste per capirci. Però, da Madre, vi dico che Gesù ci ha insegnato che si può essere suoi discepoli anche se lesbiche, gay o transgender e che la vostra felicità sta a cuore a Lui come a Me. Per questo motivo vi dico che ogni amore, non solo quello di una coppia sposata, può essere vissuto secondo quanto ci ha insegnato nostro Signore, anche se in sé non contiene la pienezza dell’insegnamento cristiano (ma quale coppia di sposi può dire di incarnare pienamente l’amore di Cristo?).

Per questo motivo vi indico una strada che è la strada che la Chiesa ha sempre indicato a tutte le coppie di sposi:

  • Siate dono l’uno per l’altro e siate insieme dono per la vostra comunità. Aiutatevi, supportatevi e sopportatevi a vicenda nelle circostanze della vita, soprattutto nei momenti difficili.
  • Siate fedeli l’uno all’altro e vivete in castità, che non vuol dire non avere rapporti sessuali ma avere uno sguardo puro e non possessivo sull’altro/a o sugli altri.
  • Siate fecondi anche se non è possibile per voi avere figli. La fecondità si esprime infatti in molti modi, l’amore vero di per sé è già fecondo e rendere testimonianza di vita cristiana anche da persone gay, lesbiche o transgender è già essere fecondi.
  • Siate testimoni dell’amore del Padre in ogni vostro ambiente di vita.
  • Non abbiate paura a dichiarare il vostro amore all’interno della vostra comunità o gruppo cristiano, perché la Chiesa, come una madre, vi sarà vicina e non permetterà che veniate discriminati, dileggiati, esclusi o peggio ancora, perché queste cose sono contrarie al Vangelo.” Queste parole avrebbero un grande significato, sarebbero in linea con i documenti del magistero e non trasgredirebbero ad alcun principio morale in quanto ciascuno è chiamato a fare il “bene possibile” e non per sé impossibile, come per una persona omosessuale amare una persona dell’altro sesso. Finalmente ci sarebbe poi una Chiesa che parla A NOI e non solo DI NOI e questo già di per sé sarebbe un riconoscimento importantissimo.

PERCHE’ IL GRUPPO?

(di Antonio Repola 18.01.2026)

Il gruppo richiama la fraternità, è la palestra in cui annusarci, imparare ad accettare il pensiero altrui e alla fine scoprire nelle persone un tesoro offerto in dono. Se metti insieme più teste, è naturale per ciascuno difendere le proprie idee. Se metti dentro anche Cristo, quelle persone diventano fratelli, perché impariamo la mitezza da Lui e ci accorgiamo del valore degli altri, lo apprezziamo e alla fine è motivo di fascino. La preghiera ci trasfigura, la lectio e l’ascolto meditato della Parola facilitano l’intuizione, il desiderio di aderire ad un progetto e i primi passi verso l’individuo. Non è sempre facile, il gruppo è anche il luogo dove consolidare le proprie abilità e le idee e spesso si rischia di affermarsi piuttosto che di condividere. Dobbiamo imparare a “sentire” i nostri talenti, ma ad armonizzarli con i bisogni ed il pensiero altrui. Poi nel gruppo si migliora e si cresce, si mettono in comune le conoscenze di ciascuno, la propria esperienza e le debolezze, per sentirsi meno soli e in cammino. Nel gruppo si scherza e si abbassano le barriere, si chiede aiuto. Infine, perché un gruppo di gay credenti? È vero che si tende sempre più ad eliminare la “categoria” per parlare di persone tra le persone, ma è ancora difficile condividere esperienze e solitudini di giorno, in un ambiente accogliente, slow e conviviale (pranzo comunitario).